
Partito
dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo
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95° Anniversario del Congresso di Fondazione del PCdI – Livorno 21 gennaio 1921
Riproponiamo
di seguito l’articolo pubblicato su Resistenza n. 11/12 – 2015 in
occasione dell’Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, tratto da “Principi
del Leninismo” di Stalin.
Cosa c’entra con la fondazione del PCdI? In verità c’entra molto:
Il PCdI non è stato capace di costruire la rivoluzione socialista sviluppando i risultati che aveva raggiunto, in particolare con la vittoria della Resistenza sul fascismo: fino all’avvento dei revisionisti moderni è un esempio contraddittorio di eroismo, di spinta all’emancipazione, di legame con la classe operaia e con le masse popolari e di limiti e arretratezze ideologiche della sua componente di sinistra (i Secchia), incapace di elaborare e attuare la linea per vincere la lotta di classe di in Italia. Questa contraddizione si riflette nella storia del nostro paese: un grande movimento di conquiste politiche, economiche, culturali e civili e una vasta rete di organismi di massa che hanno caratterizzato il periodo del dopoguerra e una direzione opportunista, revisionista e riformista che ha sedimentato nella classe operaia e nelle masse popolari quelle concezioni che oggi sono inadeguate e nocive a fare fronte alla situazione: l’economicismo (concepire la lotta di classe come insieme di richieste economiche) e il riformismo elettoralista (riporre fiducia nelle autorità e nelle istituzione dei vertici della Repubblica Pontificia).
Il 21 gennaio 1921 è nato il partito comunista di Gramsci, unico grande dirigente comunista italiano di valore internazionale, è nato il partito comunista dei volontari nella guerra di Spagna (di cui quest’anno ricorre l’80° Anniversario), è nato il partito comunista della vittoria della Resistenza.
Come comunisti italiani abbiamo il dovere di studiare e comprendere le differenze del contenuto fra quel Partito Comunista, di cui celebriamo la nascita, e il partito comunista di Togliatti e Berlinguer: la Carovana del (n)PCI ha elaborato un bilancio del movimento comunista nel nostro paese e lo ha riassunto nel Manifesto Programma del (n)PCI di cui consigliamo lo studio.
Quando si leggono commenti alla situazione attuale del tipo “c’è bisogno di comunismo”, per non essere superficiali occorre dire che c’è bisogno del partito comunista, occorre ragionare su quale partito comunista, occorre ragionare guidati dallo spirito e dalla consapevolezza che siamo a pieno titolo in una fase rivoluzionaria in sviluppo.
98° Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre
Il Partito è la testa, il cuore e il motore della Rivoluzione
La Rivoluzione d’Ottobre è stata la prima dimostrazione pratica su larga scala che la classe operaia, attraverso il suo partito comunista, può guidare il resto delle masse popolari a fare la rivoluzione e a instaurare il socialismo (transizione verso il comunismo), può fare a meno dei padroni e dirigere un paese molto meglio di loro.
Essa provò, nella pratica, la giustezza della teoria leninista, che da allora venne considerata una nuova e superiore tappa della concezione comunista e più precisamente l’aggiornamento della teoria marxista “all’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria”.
Visto il pattume che la propaganda borghese nelle sue varie salse ha sparso sul “superamento della forma partito”, celebriamo l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre concentrandoci su uno degli aspetti in cui il leninismo ha sviluppato la concezione comunista: la teoria del partito comunista. Tale teoria definisce chiaramente la natura del partito rivoluzionario, le caratteristiche cui universalmente deve conformarsi nel periodo dell’imperialismo per essere all’altezza del suo compito e guidare il proletariato alla presa del potere. Il partito leninista è un partito concepito per guidare la rivoluzione e instaurare la dittatura del proletariato: è profondamente diverso dai partiti che lo avevano preceduto, quelli della Seconda Internazionale, sorti e cresciuti in un periodo di sviluppo pacifico nel quale la presa del potere non era all’ordine del giorno: questi erano principalmente comitati elettorali per la partecipazione del proletariato alla democrazia borghese, in secondo luogo promotori con i sindacati delle lotte rivendicative del proletariato e in terzo luogo animatori della formazione culturale su larga scala del proletariato.
Di seguito riportiamo alcuni stralci dal testo Principi del leninismo, dove vengono enunciate da Stalin le caratteristiche e la natura del partito elaborate da Lenin e dai bolscevichi. Il testo integrale di “Principi del leninismo” è reperibile in www.nuovopci.it/classic/stalin/princ_leninismo/prilenin.html
Il partito, reparto di avanguardia della classe operaia. Il partito deve essere, prima di tutto, il reparto di avanguardia della classe operaia. Il partito deve assorbire tutti i migliori elementi della classe operaia, la loro esperienza, il loro spirito rivoluzionario, la loro devozione sconfinata alla causa del proletariato. Ma per essere effettivamente il reparto di avanguardia, il partito deve essere armato d’una teoria rivoluzionaria, deve conoscere le leggi del movimento, deve conoscere le leggi della rivoluzione. Se no, non è in grado di dirigere la lotta del proletariato, di condurre dietro a sé il proletariato. (…) Il partito deve porsi alla testa della classe operaia, deve vedere più lontano della classe operaia, deve condurre dietro a sé il proletariato e non trascinarsi alla coda del movimento spontaneo. (…)
Non v’è esercito in guerra che possa fare a meno di uno stato maggiore sperimentato, se non vuole condannarsi alla disfatta. Non è chiaro che a maggior ragione non può fare a meno di un tale stato maggiore il proletariato, se non vuol darsi in pasto al suo nemico giurato? Ma dove è questo stato maggiore? Questo stato maggiore può essere soltanto il partito rivoluzionario del proletariato. La classe operaia, senza un partito rivoluzionario, è un esercito senza stato maggiore. Il partito è lo stato maggiore di lotta del proletariato. (…)
La distinzione fra l’avanguardia e la restante massa della classe operaia, fra i membri del partito e i senza partito, non può scomparire fino a che non saranno scomparse le classi (…) finché elementi provenienti da altre classi affluiranno nelle file del proletariato, finché la classe operaia sarà privata della possibilità di elevarsi, nel suo insieme, al livello del reparto d’avanguardia. Ma il partito cesserebbe di essere il partito se questa distinzione si trasformasse in rottura, se esso si racchiudesse in se stesso e si distaccasse dalle masse senza partito. Il partito non può dirigere la classe se non è legato con le masse senza partito, se non esiste una saldatura tra il partito e le masse senza partito, se queste masse non accettano la sua direzione, se il partito non gode tra le masse di un credito morale e politico. Il partito è parte inseparabile della classe operaia. (...)
Il partito, reparto organizzato della classe operaia. (…) In regime capitalista i compiti del partito sono straordinariamente grandi e vari. Il partito deve dirigere la lotta del proletariato in condizioni straordinariamente difficili di sviluppo interno ed esterno, deve condurre il proletariato all’offensiva quando la situazione esige l’offensiva, deve sottrarre il proletariato ai colpi di un avversario potente quando la situazione esige la ritirata, deve infondere in masse di milioni di operai senza partito, disorganizzati, lo spirito di disciplina e di metodo nella lotta, lo spirito d’organizzazione e la fermezza. Ma il partito può adempiere questi compiti soltanto se esso stesso è la personificazione della disciplina e dell’organizzazione, se esso stesso è un reparto organizzato del proletariato. (…)
Ma il partito non è solo la somma delle organizzazioni di partito. Il partito è
in pari tempo il sistema unico di queste organizzazioni, la loro unione formale
in un tutto unico, nel quale esistono organi di direzione superiori e
inferiori, nel quale esiste una sottomissione della minoranza alla maggioranza,
nel quale esistono delle decisioni pratiche, obbligatorie per tutti i membri
del partito. Senza questa condizione, il partito non è in grado di essere un
tutto unico organizzato, capace di assicurare una direzione organizzata e
sistematica della lotta della classe operaia. (...)
Il partito, forma suprema dell’organizzazione di classe del proletariato.
Il partito è il reparto organizzato della classe operaia. Ma il partito non è l’unica organizzazione della classe operaia. Il proletariato ha tutta una serie di altre organizzazioni, senza le quali non può lottare con successo contro il capitale (…) L’enorme maggioranza di queste organizzazioni non sono organizzazioni di partito e soltanto una parte di esse aderiscono direttamente al partito o ne sono una ramificazione. (…) senza di esse è impossibile temprare il proletariato come forza chiamata a sostituire all’ordine borghese l’ordine socialista. Ma come organizzare una unità di direzione, data una tale abbondanza di organizzazioni? (…) Qual è l’organizzazione centrale che non solo è capace, possedendo la necessaria esperienza, di elaborare questa linea comune, ma ha anche la possibilità, possedendo il prestigio sufficiente per farlo, di stimolare tutte queste organizzazioni e mettere in pratica questa linea allo scopo di realizzare l’unità di direzione e di escludere la possibilità di incoerenze?
Quest’organizzazione è il partito del proletariato. Il partito ha tutti i requisiti per questa funzione, perché in primo luogo, il partito è il punto attorno al quale si raccolgono i migliori elementi della classe operaia, che hanno legami diretti con le organizzazioni proletarie senza partito e molto spesso le dirigono; perché, in secondo luogo, il partito. come punto attorno al quale si raccolgono i migliori elementi della classe operaia, è la scuola migliore per la formazione di capi della classe operaia capaci di dirigere tutte le forme di organizzazione della loro classe: perché in terzo luogo, il partito, in quanto è la scuola migliore dei capi della classe operaia, è per la sua esperienza e per il suo prestigio l’unica organizzazione capace di centralizzare la direzione della lotta del proletariato e di trasformare quindi le organizzazioni operaie senza partito, di qualsiasi genere esse siano, in organi ausiliari e in cinghie di trasmissione che lo colleghino con la classe. Il partito è la forma suprema dell’organizzazione di classe del proletariato. (...)
Il partito, strumento della dittatura del proletariato. (...) Il partito non è solo la forma suprema dell’unione di classe dei proletari. Esso è, in pari tempo, uno strumento nelle mani del proletariato per la conquista della dittatura finché questa non è ancora stata conquistata, per il consolidamento e l’estensione della dittatura quando questa è già stata conquistata. Il partito non avrebbe potuto acquistare un’importanza così grande, nè prevalere su tutte le altre forme di organizzazione del proletariato, se il proletariato non si fosse trovato davanti al problema del potere, se le condizioni esistenti nel periodo dell’imperialismo, l’inevitabilità delle guerre, l’esistenza della crisi, non avessero richiesto la concentrazione di tutte le forze del proletariato in un sol punto, l’accentramento in un sol punto di tutti i fili del movimento rivoluzionario, allo scopo di rovesciare la borghesia e conquistare la dittatura del proletariato. (…)
Ma il partito è necessario al proletariato non solo per la conquista della dittatura; ancor più esso gli è necessario per mantenere la dittatura, per consolidarla ed estenderla, nell’interesse della vittoria completa del socialismo. (…)
Il partito è lo strumento della dittatura del proletariato.
Da questo deriva che, con la scomparsa della classi, con l’estinguersi della dittatura del proletariato, deve estinguersi anche il partito.
Il partito, unità di volontà, incompatibile con l’esistenza di frazioni. La conquista e il mantenimento della dittatura del proletariato non sono possibili senza un partito forte per la sua coesione e la sua disciplina di ferro. Ma una disciplina ferrea nel partito non è concepibile senza unità di volontà, senza una completa e assoluta unità di azione di tutti i membri del partito. Ciò non significa, naturalmente, che in questo modo si esclude la possibilità di una lotta di opinioni in seno al partito. Al contrario, la disciplina ferrea non esclude, anzi presuppone la critica e la lotta di opinioni in seno al partito. A maggior ragione ciò non significa che la disciplina deve esser “cieca”. Al contrario, la disciplina ferrea non esclude, anzi presuppone la coscienza e la volontarietà della sottomissione, perché solo una disciplina cosciente può essere effettivamente una disciplina ferrea. Ma finita la lotta di opinioni, esaurita la critica, presa una decisione, l’unità di volontà e l’unità di azione di tutti i membri del partito sono una condizione indispensabile, senza la quale non sono concepibili nè un partito unito, nè una disciplina ferrea nel partito. (…) Il partito è un’unità di volontà che esclude ogni frazionismo, ogni divisione di poteri nel partito. (...)
Il partito si rafforza, epurandosi dagli elementi opportunisti. Fonte del frazionismo nel partito sono i suoi elementi opportunisti. (…) Fare la guerra all’imperialismo avendo alle spalle simili “alleati”, significa trovarsi nella posizione di gente che è presa a fucilate da due parti: di fronte e alle spalle. Perciò la lotta spietata contro questi elementi, la loro espulsione dal partito, è condizione pregiudiziale del successo della lotta contro l’imperialismo. (…) Alla vigilia della rivoluzione e nei momenti della lotta più accanita per la vittoria di essa, le minime esitazioni in seno al partito possono perdere tutto, possono far fallire la rivoluzione, strappare il potere dalle mani del proletariato, perché questo potere non è ancora solido, perché l’attacco contro di esso è ancora troppo forte. Se in un momento simile i capi tentennanti si tirano in disparte, questo non indebolisce, ma rafforza sia il partito, sia il movimento operaio, sia la rivoluzione.
Senza questa definizione teorica e la creazione pratica di un partito di questo tipo non ci sarebbe stata nessuna Rivoluzione d’Ottobre. Per questo motivo leghiamo idealmente, in quest’articolo, l’anniversario dell’assalto al Palazzo d’Inverno a quello della fondazione del (n)PCI: esso rappresenta, per la nostra epoca e il nostro paese, ciò che il partito bolscevico rappresentò per la Russia di inizio ‘900.
Questa somiglianza non va intesa nel senso di una semplice riproposizione del partito bolscevico di Lenin e Stalin, ma nel senso più completo della creazione, frutto di un attento bilancio dell’esperienza del movimento comunista, di uno strumento adatto a costruire e condurre la rivoluzione nel nostro paese (imperialista) e nella nostra epoca (imperialismo, regime di controrivoluzione preventiva).
Esso raccoglie quindi quanto elaborato da Lenin e lo arricchisce dei nuovi criteri apportarti da Mao Tse-tung (il maoismo come terza superiore tappa della concezione comunista) e in generale degli insegnamenti ricavati dallo stesso (n)PCI dall’esperienza del movimento comunista: la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata come strategia universale della rivoluzione proletaria, la linea di massa come metodo di azione, la lotta tra due linee nel partito e la riforma morale e intellettuale dei sue membri come mezzo per contrastare l’influenza della borghesia ed essere all’altezza dei propri compiti, la clandestinità come discriminante per prevenire la borghesia e non dipendere da essa per la sua attività. [leggi sul sito]
Per i proletari rivoluzionari celebrare il 21 gennaio
significa separarsi definitivamente dai revisionisti
e dagli opportunisti per unirsi e costruire un forte
Partito comunista della classe operaia in Italia!
Nella storia del movimento operaio del nostro paese la fondazione del P.C.d’I. avvenuta a Livorno 95 anni fa (21 gennaio 1921), ha significato l’uscita dalla fase “primitiva” del suo sviluppo e l’entrata in una nuova fase, nella quale l’obiettivo centrale era la preparazione ideale e materiale alla lotta rivoluzionaria per la conquista del potere, l’instaurazione della dittatura del proletariato e la costruzione del socialismo.
Questo storico e inevitabile passaggio fu possibile grazie alla separazione della parte migliore del proletariato dal riformismo e dal massimalismo, cioè dall'opportunismo di allora, che difendeva gli interessi della borghesia “meglio degli stessi borghesi” (Lenin), e all’adesione ai principi dell’Internazionale comunista.
La borghesia e i suoi servi opportunisti hanno sempre condannato e denigrato “l’errore di Livorno”, la scissione che ha permesso la costruzione del Partito comunista. Hanno tentato con ogni mezzo di ricucire lo storico e insanabile strappo dei comunisti dalle diverse correnti opportuniste, riformiste, socialdemocratiche e revisioniste, di far rientrare il movimento comunista negli schemi del capitalismo e dello Stato borghese, di decapitarlo e sopprimerlo se non si arrendeva.
Il tentativo di chiudere definitivamente con l’esperienza e il patrimonio del comunismo in Italia passa oggi per differenti progetti, tra cui:
- il progetto laburista e socialdemocratico che punta a formare un “nuovo soggetto” della sinistra borghese, che a fianco del ceto politico opportunista includa i militanti che ancora si richiamano al comunismo (sebbene interni a partiti e formazioni che non hanno più nulla di comunista) per assorbire le loro energie e metterle al servizio di una politica di salvataggio del capitalismo “dai suoi eccessi”;
- il progetto dei revisionisti che puntano a rilanciare il “togliattismo del XXI secolo”, giungendo ad usurpare il nome glorioso del PCd’I, pur non avendo nulla in comune con il marxismo e il leninismo, avendo da decenni gettato alle ortiche gli interessi fondamentali del proletariato, rigettato la rivoluzione, la dittatura del proletariato e l’internazionalismo proletario.
I quadri dirigenti di entrambi questi progetti chiamano i compagni sinceri a “dare un contributo“, per rilanciare sulle loro spalle vecchi carrozzoni elettoralisti e opportunisti il cui traguardo non va oltre il centrosinistra borghese. Una politica che ha già portato il movimento operaio del nostro paese a seri arretramenti e gravi sconfitte.
I loro obiettivi, all’apparenza divergenti, sono di fatto identici: affogare la politica rivoluzionaria nella politica riformista, frenare “gli eccessi” proletari in nome del “pragmatismo” piccolo borghese, annullare l’aspirazione al socialismo nella più meschina pratica economicista e parlamentarista, chiudere con il passato “infantile” della rivoluzione per collaborare con la classe dominante, mescolare le carte fra proprietà socialista e “intervento pubblico” nell’economia capitalistica, rinnegare la gloriosa storia dei comunisti per sprofondare nel letamaio della borghesia.
In antitesi a questi progetti socialdemocratici e revisionisti, noi comunisti marxisti-leninisti affermiamo che a distanza di 95 anni dalla storica scissione di Livorno, la rottura politica, ideologica e organizzativa aperta, netta e definitiva dal riformismo, dalla socialdemocrazia e dal revisionismo, l'adozione del marxismo-leninismo e del suo metodo rivoluzionario, mantengono per intero il loro significato e la loro validità.
La fondazione del P.C.d'I. nel 1921 dimostra che finché si hanno nelle proprie file i rappresentanti dell'opportunismo di destra e di “sinistra” non è possibile uscire dalla debolezza, dalla confusione e dalla dispersione che caratterizza oggi il movimento operaio, non è possibile dar vita a una coerente
politica di classe e non si può seguire nessuna prospettiva di trasformazione rivoluzionaria della società.
Dunque oggi come ieri lo smascheramento, il distacco e la separazione dei comunisti nei confronti delle correnti borghesi e piccolo borghesi esistenti all’interno del proletariato italiano, si presentano come una necessità assoluta per riprendere la via della lotta rivoluzionaria per il socialismo e il comunismo. Non solo: essi sono indispensabili anche per portare avanti la lotta coerente per la difesa delle stesse condizioni economiche e culturali oggi attaccate a fondo dalle politiche dell’oligarchia finanziaria.
Nella situazione italiana a questa condizione, se ne deve accompagnare obbligatoriamente una seconda.
Stante l’attuale frammentazione delle forze comuniste, la ripresa e la riorganizzazione devono necessariamente realizzarsi dentro un processo unitario con le esperienze dei partiti, organizzazioni e gruppi che si sono mantenuti fedeli ai principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario, e che da anni lavorano per contribuire alla ricostruzione in Italia di un forte Partito comunista ed alla lotta per una società socialista.
Il compito odierno è quello che indicava con grande chiarezza Gramsci nel 1926: “Prima dividersi, ossia dividere l'ideologia rivoluzionaria dalle ideologie borghesi (socialdemocrazia di ogni gradazione); poi unirsi, ossia unificare la classe operaia intorno all'ideologia rivoluzionaria”.
La classe operaia ha bisogno dell’unità dei sinceri comunisti, non dell’unità tra i marxisti-leninisti e i travisatori del marxismo-leninismo, cioè gli opportunisti e i neorevisionisti.
Questo, secondo noi, richiede la drammatica situazione attuale, caratterizzata dal perdurare della crisi e dell’offensiva capitalista, dall’aggravarsi della reazione politica e dei tentativi di distruzione delle elementari conquiste democratiche dei lavoratori, dalle minacce sempre più acute di guerra imperialista.
Attualmente siamo in una situazione nella quale nessuna realtà comunista è abbastanza forte per proclamarsi l’unico reparto di avanguardia effettivo del proletariato italiano, perciò bisogna moltiplicare gli sforzi per costruirlo.
Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) è nato due anni fa proprio per favorire e sviluppare il processo di aggregazione ed unificazione delle varie realtà autenticamente comuniste del nostro paese, sulla base della lotta ideologica e politica contro i partiti e le correnti borghesi e piccolo borghesi presenti all'interno del movimento operaio e la riaffermazione dei principi del marxismo-leninismo.
E’ anche l’offensiva imperialista e capitalista che ci obbliga a rafforzare e ampliare l’unità d’azione e strategica dei comunisti e dei sinceri rivoluzionari, a compiere passi decisi nella lotta e nell’unità per la ricostruzione di un forte Partito comunista, sicura guida della lotta per abolire con la rivoluzione il criminale sistema capitalista ed edificare il socialismo.
Chiamiamo le forze sane del movimento comunista, le realtà genuinamente rivoluzionarie, i migliori figli del proletariato, i militanti organizzati e quelli dispersi, i giovani rivoluzionari, a stringere i contatti per rafforzare le fila del CONUML e sviluppare insieme l’azione politica di classe e rivoluzionaria. In questo modo potremo avanzare collettivamente verso un forte e combattivo Partito indipendente e rivoluzionario del proletariato.
Manifestiamo con le bandiere rosse al vento nel 95° anniversario della fondazione del P.C.d’I, che mantiene per intero il suo significato, la sua importanza e la sua validità!
Roma, 21 gennaio 2016.
COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA
Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia